Recensioni

Qui troverete una raccolta di feedback e commenti sul mio libro. Spero che queste recensioni vi forniscano un'idea chiara e autentica di cosa aspettarvi dalla lettura. Ogni recensione è unica, proprio come ogni lettore, e insieme offrono una panoramica completa della mia opera.

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Un libro che racconta non solo le difficoltà, ma anche tutto l’amore per questo lavoro

“Volevo solo fare il carabiniere” di Massimiliano Rebeschini non è solo un libro: è una testimonianza.
Scritta da chi ama profondamente questa Istituzione, e proprio per questo ha avuto il coraggio di raccontarne anche le ombre.
Una narrazione lucida e sincera, che dà voce a esperienze difficili ma purtroppo non isolate.
Un contributo importante per far sentire meno soli e meno incompresi quei colleghi che, in silenzio, affrontano dinamiche interne complesse.
Grazie Massimiliano per averlo fatto con rispetto, con passione e con l’intento – evidente – di migliorare, non di distruggere.
Leggerlo è stato per me anche un modo per riflettere su quanto ancora si può fare, anche attraverso l’attività sindacale, per rafforzare la cultura dell’ascolto e della tutela.
Consigliato. 

Monica Giorgi

Storia vera che fa riflettere!! Consigliato!!!

"Avvincente…..mi ha tenuto incollato alle pagine dall'inizio alla fine, trama chiara e scorrevole. Consigliato!"

Utente Amazon

Ottimo libro, lettura scorrevole e argomento molto interessante

"Ottimo libro, lettura scorrevole e argomento molto interessante. Un punto di vista che deriva da vita vissuta e reale. "

Leonardo Caccin

Una storia vera di tutti i giorni

Un libro che racconta il desiderio, il piacere e la passione di un ragazzo diventato uomo che dedica trent’anni della sua vita, togliendo tempo a se stesso, agli amici ed alla famiglia per portare avanti la missione che lo spinge ogni giorno a dare sempre il meglio di sé per il bene altrui incappando purtroppo nelle assurde burocrazie ed i favoritismi riservati ai tanti che, pur non meritandolo, vanno avanti nel perfetto Italian style dove conta di più la conoscenza che il reale valore delle persone."

Stefano Pedesini

Storie di vita..... Vera

"Letto in poco tempo, una storia che nella sua normalità racconta la storia di molti uomini che tentano di fare la loro parte nella società... "per un pugno di dollari".
Lo raccomando a tutti, soprattutto a chi pensa di sapere come funzionano molte dinamiche interne all'arma.
Bravo l'autore..... Anche se mi spiace per il finale....
Purtroppo non tutte le medaglie sono indossate da eroi e non tutti gli eroi indossano una medagli
!"

Serafino Dellisanti

Una vita

"Il libro esprime con sincerità la sofferenza di chi si trova espulso da un sistema, l’Arma dei Carabinieri, a cui ha dato più di trent’anni e la salute. Il protagonista racconta in prima persona la propria, lenta disillusione. Non servono l’impegno per migliorarsi, la dedizione e il rispetto delle regole: altri non le rispettano e passano avanti. Le dinamiche all’interno dell’Arma sono rigidissime per alcuni e malleabili per altri, per l’io narrante spietate, fino all’epilogo finale. La partecipazione emotiva, l’adesione sincera ai valori che l’hanno guidato e in cui ancora crede (al lettore resta la sensazione che il protagonista non si capaciti del perché proprio a lui sia capitato quel che racconta) fanno perdonare le incertezze ortografiche e dattilografiche. D’altronde, l’autore… voleva fare solo il carabiniere "

Elisabetta

...ma gli alamari non potranno mai toglierteli!

Una testimonianza REALE (purtroppo) .. e CORAGGIOSA! Quando si dice che la meritocrazia non è contemplata in questo paese è per queste tristi storie, che meriterebbero una riflessione da chi potrebbe cambiare le cose...purtroppo con un finale da amaro in bocca, per non dire di peggio!!"

Alberto Grandi

appassionante

"Libro scritto bene e molto toccante ! Letto in una giornata ! Bravo Massimiliano"

Roberto Vianello

Una vita

"Il libro esprime con sincerità la sofferenza di chi si trova espulso da un sistema, l’Arma dei Carabinieri, a cui ha dato più di trent’anni e la salute. Il protagonista racconta in prima persona la propria, lenta disillusione. Non servono l’impegno per migliorarsi, la dedizione e il rispetto delle regole: altri non le rispettano e passano avanti. Le dinamiche all’interno dell’Arma sono rigidissime per alcuni e malleabili per altri, per l’io narrante spietate, fino all’epilogo finale. La partecipazione emotiva, l’adesione sincera ai valori che l’hanno guidato e in cui ancora crede (al lettore resta la sensazione che il protagonista non si capaciti del perché proprio a lui sia capitato quel che racconta) fanno perdonare le incertezze ortografiche e dattilografiche. D’altronde, l’autore… voleva fare solo il carabiniere "

Elisabetta


Recensione di Davide Cipollini da https://www.illibro.org/ 

 

“Volevo solo fare il carabiniere” di Massimiliano Rebeschini: il coraggio di raccontare la verità dietro una divisa

“Volevo solo fare il carabiniere” è molto più di un semplice memoir: è un viaggio emotivo, umano e professionale che scava a fondo nell’anima di chi ha indossato una divisa per oltre trent’anni, credendo fermamente in ideali di giustizia, onore e servizio.
Massimiliano Rebeschini racconta la sua vita nell’Arma dei Carabinieri con una sincerità e una lucidità rare, offrendo una testimonianza intensa, autentica e a tratti struggente. Il suo racconto, doloroso e profondo, intreccia memorie personali, esperienze operative, amicizie, battaglie quotidiane e, purtroppo, anche delusioni cocenti e amare riflessioni esistenziali.
Non si tratta soltanto della cronaca di una carriera, ma di una vera e propria esplorazione del rapporto tra individuo e istituzione, tra sogno e realtá, tra l’entusiasmo della giovinezza e l’amarezza della disillusione.

Struttura e contenuto del libro:
Il volume si articola in due ampie e distinte sezioni, ciascuna specchio di una fase precisa della vita dell’autore.
Nella prima parte, Rebeschini racconta la sua crescita personale e professionale: dall’infanzia trascorsa a Marghera, alle prime ispirazioni che lo portano a scegliere la strada dell’Arma. Seguiamo l’autore attraverso il suo arruolamento nel 1991, l’esperienza iniziale a Loreo e poi il trasferimento a Milano presso il 3° Battaglione Mobile. Con grande attenzione ai dettagli, descrive il lavoro quotidiano nei radiomobili, la formazione costante, i corsi di aggiornamento, gli interventi operativi e la complessa gestione della vita militare in un ambiente spesso impegnativo, ma ancora animato da valori condivisi e da spirito di servizio.

La seconda parte del libro cambia tono e profondità: qui si addensano le ombre di un sistema interno segnato da dinamiche malsane, relazioni tossiche e ingiustizie che minano lentamente ma inesorabilmente l’integrità professionale e personale dell’autore. Rebeschini racconta con grande coraggio il lento deterioramento del clima lavorativo, il dolore di sentirsi tradito dai propri ideali, e il dramma della perdita di una divisa che era diventata parte stessa della sua identità.
Il racconto si trasforma così in una testimonianza universale sulla fragilità dei sogni infranti, sulla resilienza necessaria per ricostruirsi dopo una caduta, e sull’importanza di non rinnegare mai i propri valori, anche di fronte alle peggiori amarezze.

I temi principali

La vocazione e il sacrificio:
Per Massimiliano Rebeschini, il mestiere di carabiniere non è mai stato soltanto un lavoro: è stato una vera e propria missione di vita, abbracciata con la purezza e l’entusiasmo di chi crede nei valori più profondi della giustizia e del servizio al prossimo. La sua vocazione emerge come una scelta interiore, una spinta etica e morale che ha modellato ogni suo gesto, ogni sua decisione. Il sacrificio personale – in termini di tempo, affetti, energie fisiche e mentali – è narrato non come un peso, ma come una naturale conseguenza del desiderio di servire qualcosa di più grande di sé. Psicologicamente, la vocazione rappresenta per Rebeschini il fulcro della propria identità: è il suo “centro di gravità permanente”, attorno a cui ruotano la vita personale e professionale, fino a diventare inscindibili.

La tossicità delle relazioni gerarchiche:
Con una lucidità spietata, Rebeschini descrive l’evoluzione malsana degli ambienti gerarchici, laddove il potere viene esercitato in modo distorto, alimentando dinamiche di controllo, manipolazione, sopraffazione. Il libro evidenzia come la gerarchia, se priva di equilibrio e di intelligenza emotiva, possa degenerare in relazioni tossiche che annientano la persona, svuotandola di autostima e motivazione. A livello psicologico, l’autore mostra i segni tipici del trauma relazionale: l’isolamento, il senso di impotenza, la crescente perdita di fiducia nei confronti dell’istituzione e di sé stesso. Le dinamiche di mobbing e svalutazione, perpetrate nel tempo, si trasformano in veri e propri microtraumi che scavano solchi profondi nell’identità personale.

La perdita dell’identità professionale:
Indossare una divisa significa non solo appartenere a un corpo, ma incarnare valori, doveri, responsabilità. Rebeschini racconta con dolore il processo attraverso cui, a causa di vessazioni e ingiustizie, quella divisa gli viene strappata di dosso. Psicologicamente, la perdita dell’identità professionale si configura come un vero e proprio lutto: non si perde solo il lavoro, ma anche il senso di sé, la narrazione personale che per anni ha dato significato all’esistenza. È un crollo dell’autostima e dell’immagine interna: l’autore si trova costretto a ripensarsi, a ridefinirsi, a ricostruire dalle macerie un nuovo progetto di vita.

Il contrasto tra ideali e realtà:
Il giovane Rebeschini entra nell’Arma animato da ideali limpidi: giustizia, onore, protezione dei più deboli. Ma questi ideali si scontrano ben presto con una realtà fatta di favoritismi, carriere facilitate da conoscenze, raccomandazioni che ignorano meriti e sacrifici. Il trauma psicologico non nasce solo dalle ingiustizie subite, ma anche dal tradimento degli ideali: è una frattura interiore tra il “mondo come dovrebbe essere” e il “mondo come è”. Questo scollamento produce dolore, disillusione, senso di tradimento, e porta l’autore a una profonda crisi di valori che mette in discussione tutto ciò in cui aveva creduto.

La resilienza e il nuovo inizio:
Nonostante il dolore, la rabbia, la delusione, Massimiliano Rebeschini non si lascia spezzare. Il libro diventa anche il racconto di una rinascita. Attraverso un doloroso percorso di elaborazione del trauma, l’autore riesce a ricostruire una nuova identità, più consapevole, più forte, ma anche più libera. La resilienza che emerge dalle sue pagine è autentica: non è una banale capacità di “andare avanti”, ma un vero lavoro interiore di accettazione, trasformazione e riscoperta del proprio valore, indipendentemente da qualsiasi divisa o riconoscimento esterno. A livello psicologico, il percorso di Rebeschini è un esempio straordinario di come, anche dalle macerie più dolorose, sia possibile ricostruire una vita piena di dignità e significato.

Contesto autobiografico e sociale: Rebeschini incarna la parabola di tanti giovani italiani che, mossi da entusiasmo e valori, si arruolano nelle forze dell’ordine per servire lo Stato. Il suo racconto evidenzia come il sogno del servizio possa spezzarsi di fronte a realtà interne non sempre limpide. La sua storia personale diventa così anche una denuncia sociale, un atto di amore verso l’Arma dei Carabinieri e, insieme, un richiamo alla necessità di proteggere la dignità dei singoli all’interno delle istituzioni.

Lo stile narrativo: La prosa di Rebeschini è semplice, immediata, ma ricca di emozioni. Alterna descrizioni vivide della vita di caserma a riflessioni profonde sull’animo umano e sulle dinamiche relazionali. Le pagine scorrono veloci, coinvolgendo il lettore in un crescendo emotivo che culmina in un finale amaro ma pieno di speranza.

Prefazione: La prefazione firmata da Massimiliano Salce è un saggio a sé stante, che analizza le dinamiche delle relazioni tossiche negli ambienti gerarchici e offre una chiave di lettura fondamentale per comprendere a fondo l’opera.

Conclusioni: “Volevo solo fare il carabiniere” è un libro che tocca il cuore e fa riflettere. Una lettura indispensabile non solo per chi veste o ha vestito una divisa, ma per chiunque creda nella giustizia, nella dignità umana e nel valore delle istituzioni.

 

“Massimiliano Rebeschini firma una testimonianza autentica, intensa e coraggiosa. Volevo solo fare il carabiniere non è soltanto il racconto di un sogno spezzato, ma è la testimonianza viva di un’identità che lotta per sopravvivere anche quando tutto sembra crollare.
Leggendo il suo libro, ho avvertito una vicinanza profonda: chi, come me, ha dedicato trent’anni della propria vita a un lavoro simile, fatto di disciplina, sacrificio, fedeltà ai valori più alti, non può che riconoscersi nel suo dolore e nella sua resilienza.”

Rebeschini riesce a raccontare senza filtri il lento sgretolarsi di una vocazione, travolta non dagli errori personali, ma dalle dinamiche tossiche di certi ambienti gerarchici, dove il potere si distorce, l’empatia scompare e la dignità dell’uomo viene calpestata.
Psicologicamente, il libro è un viaggio nelle profondità dell’anima di chi si vede portare via, giorno dopo giorno, non solo una carriera, ma la propria stessa identità. È come assistere a un naufragio interiore, in cui ogni colpo subito mina le fondamenta dell’autostima, della fiducia, della motivazione.

Eppure, ciò che più colpisce — e commuove — è che Rebeschini non cede mai all’odio cieco. Pur denunciando con forza le ingiustizie, conserva uno sguardo umano, rispettoso verso l’Arma e verso quei valori che lo avevano spinto ad arruolarsi.
La sua non è una rabbia distruttiva: è dolore che si fa consapevolezza, è delusione che si fa testimonianza. Questo aspetto psicologico, questa capacità di trasformare la sofferenza in narrazione lucida e dignitosa, è ciò che rende il suo libro un esempio raro e prezioso.

Personalmente, posso dire che poche letture mi hanno toccato così da vicino.
Ho riconosciuto, tra le sue righe, il peso delle notti insonni, delle responsabilità non comprese, delle amarezze taciute.
Ma ho visto anche, pagina dopo pagina, il coraggio silenzioso di chi, pur ferito, sceglie di non rinnegare se stesso.
Di chi, pur avendo perso tutto, riesce a risollevarsi con una nuova forza interiore.

Volevo solo fare il carabiniere è un libro che emoziona, scuote, invita a guardarsi dentro e a riflettere profondamente sul senso del dovere, sull’identità personale e sulla necessità di proteggere la propria dignità contro ogni ingiustizia.
Un libro che chiunque abbia amato il proprio lavoro, e abbia creduto nei valori più puri, dovrebbe leggere almeno una volta nella vita.”

"Spero che queste recensioni vi aiutino a farvi un'idea del libro."