L’arte di credere all’incredibile: anatomia di Fake News e Leggende Metropolitane

Pubblicato il 12 ottobre 2026 alle ore 09:31

 

Recentemente, parlando di fake news, ho citato delle loro lontane parenti: le leggende metropolitane.

Se le prime nascono spesso con uno scopo preciso — economico (es. generare clickbait per intascare introiti pubblicitari) o politico (es. manipolare l'opinione pubblica, screditare un avversario o influenzare un'elezione) —, le leggende metropolitane sorgono quasi sempre in modo spontaneo. Dietro di esse non c'è una regia o un piano orchestrato: servono piuttosto a esorcizzare paure collettive, esprimere ansie sociali, trasmettere una morale o, più semplicemente, intrattenere e affascinare.

Anche il linguaggio è profondamente diverso:

  • Le fake news, per funzionare, devono scimmiottare il giornalismo o l'informazione ufficiale. Vengono confezionate per sembrare articoli di cronaca, reportage o studi scientifici, adottando un tono formale, altisonante o sensazionalistico e citando fonti fittizie o decontestualizzate.
  • La leggenda metropolitana, al contrario, ha la struttura tipica del racconto popolare o del folclore. Vive nella classica formula della "storia vissuta dall'amico di un amico" (o da un cugino, come cantavano gli Elio e le Storie Tese) e si arricchisce a ogni passaggio di bocca in bocca, adattandosi al contesto locale e culturale.

Un'altra differenza fondamentale riguarda la loro longevità:

  • Le fake news hanno vita breve ed episodica: sono strettamente collegate all'attualità. Una volta smentite dai fact-checker o superato l'evento politico del momento, perdono efficacia e si estinguono.
  • Le leggende metropolitane vantano una longevità straordinaria: possono circolare per decenni o persino secoli. Cambiano i dettagli di contorno per adeguarsi ai tempi (i social al posto delle catene di Sant'Antonio, la tecnologia moderna al posto della magia), ma mantengono intatto il loro "nucleo" narrativo.

Infine, se la palese assurdità della storia non bastasse a farci dubitare della sua veridicità, c'è un elemento infallibile per smascherare una leggenda metropolitana: la sovrapposizione. Quando ci imbattiamo in due storie identiche nei dettagli, ma ambientate in luoghi lontanissimi come la Valle d'Aosta e la Basilicata, possiamo stare certi che si tratta di un mito moderno.

Ora ne citerò alcune, certo che molti sorrideranno nel ricordarle, mentre altri — ancora convinti della loro veridicità — esclameranno: “Questa è vera, me l’ha detta mio cugino!”.

Senza nemmeno scomodare i classici internazionali, come i coccodrilli nelle fogne di New York o la presunta morte di Paul McCartney, preferisco ricordare quelle che ci raccontavamo da ragazzi.

Come la storia del tizio che, dopo essere uscito con una bella ragazza conosciuta in un locale, si risveglia in un fosso (o in una vasca piena di ghiaccio) con una vistosa cicatrice per l'asportazione di un rene.

Oppure la vicenda di un altro malcapitato — mi piace pensare che sia sempre lo stesso, povero sfortunato — che, dopo una notte passionale con una sconosciuta (a quanto pare non impara mai dagli errori), si sveglia la mattina dopo trovando il messaggio scritto col rossetto sullo specchio del bagno: “Benvenuto nel mondo dell’AIDS” — ed eravamo in pieni anni ’90.

Mi piace poi immaginare che lo stesso personaggio, reduce da queste disavventure sentimentali, abbia deciso di prendersi una pausa e volare in vacanza in Messico. Lì s'innamora di un simpatico cagnolino randagio e decide di portarselo a casa, salvo scoprire al controllo in aeroporto che si tratta, in realtà, di un ratto gigante.

Torna a casa sconsolato, va ad aprire la cassetta delle lettere e si punge le dita con delle siringhe infette lasciate da qualche tossicodipendente.

A quel punto non gli resta che farsi un giro in moto per schiarirsi le idee, ma cade. Sembra non essersi fatto nulla, ma non appena si toglie il casco... la testa gli si apre a metà.

E voi? Quali di queste avete creduto vere almeno per un giorno? Ma soprattutto... quanti "cugini" conoscete a cui sono successe davvero?